Le vie dei canti

Le vie dei Canti

La società aborigena vede come fulcro dello sviluppo dell’individuo il rituale del viaggio, attraverso l’allontanamento temporaneo o non, dalla tribù. Bruce Chatwin nel suo libro Le Vie dei Canti (Adelphi)  racconta le sue indagini sulla tradizione aborigena dei canti rituali, tramandati di generazione in generazione come conoscenza iniziatica e segreta.  Il titolo si riferisce alle migliaia di linee immaginarie chiamate  appunto le “vie dei canti” che attraversano l’intero continente australiano, ognuna delle quali è  rappresentata musicalmente da un canto tradizionale. Le divinità,  secondo la  tribù aborigena studiata da Chatwin, avrebbero creato il mondo attraverso la voce:  così gli animali, le montagne, gli alberi, le costellazioni e l’ intero universo…tutto sarebbe nato dal canto di questi dèi, che attraversavano il mondo seguendo percorsi invisibili. 

Le vie dei canti sono dunque le impronte sonore lasciate dagli antenati per ritrovare l’origine e per tornare al luogo del concepimento, dov’è custodito il nostro tjuringa, la scatola nera della nostra essenza. Perché il ritorno, spiega Chatwin, «offre una pienezza di senso che il solo andare non ha. Il ritorno è la risposta alla nostra irrequietezza».

Secondo i primitivi, gli uomini in viaggio lasciano dietro di sé  sentieri  di canto, di cui talvolta cogliamo l’eco. Un canto li guidava a compiere migrazioni lontane; e per tornare  dovevano cantare al contrario. «Le parole dei canti – scrive Chatwin – e il significato dei canti erano tutto quello di cui avevano bisogno per esplorare il mondo.» Ricalcando le tjurna djugurba (le orme degli esseri mitici) cioè le antiche Vie dei Canti, viene compiuto uno degli atti più belli e simbolici della spiritualità degli aborigeni australiani,  ovvero la celebrazione dell’intimo e imprescindibile legame che li unisce alla natura. Il canto indica la via per andare e poi per tornare all’origine. 

Ci piace pensare alla musicoterapia proprio come ad un viaggio che ci riporta nel  bagno di  suoni, di musica, di pause e silenzi, di tempo e movimenti della vita prenatale e della nostra infanzia. Con la musicoterapia abbiamo cioè l’ occasione di tornare alle origini per evolvere.